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Somasca
Speciale scuole

Per far conoscere meglio Somasca

e la Rocca dell'Innominato

alle numerose scolaresche le visitano, diamo qualche informazione

di carattere logistico e storico-letterario

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​Come arrivare in pullman

A Somasca ci sono due parcheggi per i pullman. Il primo  (1) si trova salendo da Vercurago, in via san Gerolamo appena dopo il ripido strappo, sulla sinistra. Il secondo  (2) è nel piazzale, ai piedi della Basilica.​

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Distanze e tempi di percorrenza

Dal parcheggio (2) alla Valletta: 700 metri e 20 minuti di strada. L’unica strada possibile è quella indicata come (3): scalinata alla Basilica, via alla Basilica, via san Gerolamo, via alla Valletta (delle cappelle).

Lungo la strada (4): casa museale “Le sorgenti” (5)

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Arco di ingresso e Cappelle (6)

 

Valletta: (7) chiesa della Risurrezione, e chiesa in onore di san Girolamo

 

Dalla Valletta alla Rocca dell’Innominato (8): 

200 metri e 5 minuti di sentiero.

Si può salire alla Rocca dell’Innominato anche prendendo il camminamento, alla fine della strada delle cappelle, a destra.

 

Per i portatori di disalibità:

E’ carrozzabile il breve tratto di strada dal parcheggio (2) all’Arco (6); è solo pedonale la via alla Valletta.

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Rocca dell’Innominato

Rocca dell’Innominato è il termine abituale, storico-letterario, per indicare una delle mete manzoniane di generale apprezzamento e di facile accesso a partire da Somasca di Vercurago (LC).

Il baluardo difensivo oggi visitabile è quanto rimane della secolare “Rocca di Lecco”, poi denominata “Rocca di Vercurago”, terra di confine per oltre cinque secoli, fino al 1990, tra il distretto di Bergamo (sino a fine ‘700 territorio della Repubblica di Venezia) e lo stato di Milano. 

E’ diventato luogo sacro, incorporato nel santuario di san Girolamo Emiliani, uomo di carità, che alla “rocca” è vissuto per qualche tempo accampato con i suoi orfani, prima di morire a Somasca, nel 1537. 

Abbandonato per lungo tempo, in seguito a ricorrenti distruzioni, è stato acquistato nel 1834 dai Padri Somaschi che hanno riedificato sulle basi originarie torre e cappella. Il fortilizio attuale è chiamato, da metà Ottocento, “Castello dell’Innominato”.

 

Una "location" dei Promessi Sposi

Da sempre i capitoli de I Promessi Sposi (XX-XXV) dedicati 

all’Innominato sono considerati l’apice letterario del romanzo; è stato perciò naturale cercare le fonti che hanno ispirato Alessandro Manzoni a costruire il suo decisivo personaggio e a situarlo nella topografia lecchese dell’opera. 

Oltre che essere stato alunno dei Padri Somaschi a Merate (Lecco), e in Svizzera, Manzoni, fino al 1818 proprietario della villa paterna a Lecco, ha frequentato due ecclesiastici di provata tempra evangelica: il parroco di Chiuso di Lecco, don Serafino Morazzone (citato come reggente della parrocchia in cui l’Innominato incontra il cardinale Federigo, nella prima 

edizione del romanzo, il “Fermo e Lucia”, tomo 3° cap. 1°) e il padre somasco Pietro Rottigni, convertitosi a vita di penitenza dopo l’adesione alle idee della Rivoluzione francese che lo ha portato a deporre abito e impegni di vita religiosa. 

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Il Sacro Monte di Somasca

Al Rottigni, rientrato nella sua Congregazione e morto nel 1821, si devono la realizzazione del “sacro Monte” di Somasca con le dieci cappelle della vita del veneziano san Girolamo Emiliani (1486 - 1537) e l’incarico dato all’architetto lecchese Pietro Bovara di costruire, sotto lo sperone dei ruderi abitati dal santo, la cappella della Risurrezione con l’incorporato cimitero per i religiosi.

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Cronologia della Rocca dell'Innominato

Età del rame: Nel prato a nord sottostante alla Rocca sono stati trovati frammenti di statua-stele databile dell’età del rame (terzo millennio a.C.)

Epoca tardo romana: Qui è situata una struttura di osservazione dei movimenti barbarici sulla linea di contenimento (limes) che dal passo di Mudarga scende sino alla “chiusa” sulla sponda del lago di Garlate.

Età del Barbarossa (sec. XII): La Rocca qui edificata è pertinente al Comune di Lecco.

1339: Nell'area della Rocca, Azzone Visconti fa costruire la chiesetta intitolata “alla beata Vergine e a sant’Ambrogio della Vittoria” per celebrare il successo nella battaglia di Parabiago (MI) contro il cugino ribelle Lodrisio.

1367: Bonino Mussi di Crema è castellano della Rocca (o “Rocchetta”) per conto di Rodolfo Visconti, signore di Bergamo.

1416-17: Castellano della Rocca per Pandolfo Malatesta, signore di Lecco, è Giacomo di Parma.

1431: La Repubblica di Venezia entra in possesso della fortezza, denominata Rocca di Vercurago. Primo castellano veneto è Bertho de Noale.

Marzo 1454: La Rocca di Vercurago passa a Francesco Sforza, duca di Milano, che insedia come castellano Pagnone de Locatello.

1454-56: Dopo la “Pace di Lodi” (9 aprile 1454) la Rocca viene assegnata a Venezia ma Milano contesta la decisione, ottenendo formalmente il titolo di possesso della fortificazione. La presenza minacciosa in Val San Martino delle truppe veneziane di Bartolomeo Colleoni ne sancisce di fatto l'appartenenza a Venezia, inaugurando il periodo plurisecolare dei conflitti confinari fra i due Stati.

1509: La Rocca viene attaccata e semidistrutta dalle truppe del Luogotenente milanese del Re di Francia, all'inizio della guerra contro la Serenissima.

1529: Battista de' Medici, per conto del fratello conosciuto come Medeghino, riassetta parzialmente la Rocca.

1533-34: Girolamo Miani (o Emiliani) con i suoi orfani occupa i resti della Rocca, trasformata in luogo simbolo del suo esemplare percorso caritativo, riconosciuto con la beatificazione nel 1747 e la canonizzazione nel 1767.

1821-26: Alessandro Manzoni colloca verosimilmente nei dintorni di Chiuso di Lecco il “Castello dell'Innominato”, identificabile in questa fortificazione ormai diroccata, conosciuta dai tempi dei suoi soggiorni giovanili al palazzo del “Caleotto”, a Lecco.

1895-98: I Padri Somaschi, diventati, proprietari della Rocca decenni prima, riedificano, sulle tracce delle fondamenta e in forme neo-medievali, la distrutta chiesetta di sant’ Ambrogio, sistemano le mura e rialzano la torre residua.

Al centro della Rocca è stata impiantata, nelle varie epoche, una croce.

2020-21: Viene restaurata, insieme con le altre, l'undicesima cappella del “sacro Monte” di Somasca, allestita nella torre della Rocca, nel 1902.

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